Gli imminenti giochi olimpici di Londra 2012 senza ombra di dubbio passeranno alla storia per molti motivi. Uno di questi sarà sicuramente per l’annuncio fatto dall’agenzia mondiale anti-doping, la WADA. Infatti, il suo presidente, John Fahey, ha promesso che queste saranno le Olimpiadi più pulite e controllate della storia. L’obiettivo della WADA è quello di effettuare controlli a tappeto: “Questi saranno i Giochi più puliti e controllati nella storia delle Olimpiadi e gli atleti devono sapere che saranno sotto severo controllo anti-doping dal momento in cui mettono piede nel Villaggio Olimpico”, ha minacciato il numero uno dell’agenzia anti-doping. Fahey ha poi rivelato quale sarà il piano della lotta al doping. Il CIO e LOCOG (comitato organizzatore dei Giochi) hanno preparato un ampio programma antidoping che riuscirà ad analizzare fino a 6.250 prelievi, mentre le autorità anti-doping si sono già attivate per condividere informazioni di intelligence e per aiutare a fare chiarezza sui test degli atleti che risulteranno sospetti.
Una vera e propria macchina di intelligence che si è già messa in moto molto prima dell’inizio di Londra 2012. L’intenzione della WADA è chiara: fare dei prossimi giochi olimpici che partiranno il 27 luglio, la competizione più sana e pulita della storia dello sport mondiale. Un’intenzione alquanto ambiziosa. Ma la macchina non si ferma qua: infatti, prima di essere sottoposti ai testi nel villaggio olimpico, gli atleti dovranno prima effettuarne degli altri. I primi testi verranno infatti effettuati dall’agenzia anti-doping del Regno Unito in veri e propri campi di allenamento prima dell’inizio dei giochi. Fahey ha poi voluto fare un appello agli atleti sospettati di uso di sostanze dopanti: “Vorrei fare un appello nel modo più chiaro possibile: se sei un atleta dopato e vuoi partecipare alle olimpiadi di Londra, è meglio sei ti ritiri dalla tua squadra”. Il presidente della WADA ha anche applaudito gli sforzi del mondo anti-doping nel tentativo di scovare gli atleti dopati prima dei Giochi. Nonostante il lavoro delle agenzie anti-doping della comunità, Fahey ha voluto sottolineare che la responsabilità finale è degli atleti.