Rugby, dopo 40 anni tornano in campo i “cannibali” delle Ande

40 anni dopo, i superstiti del disastro dell'Uruguayan Air Force Flight hanno disputato il match che si sarebbe dovuto giocare quel maledetto 14 ottobre 1972.

di Marco Ferraro 15 ottobre 2012 18:49

Quel maledetto 14 ottobre del 1972 era destino che non si sarebbe dovuta giocare nessuna partita di rugby. Quaranta anni dopo però, i pochi superstiti della tragedia dell’Uruguayan Air Force Flight 571, hanno voluto ricordare e commemorare i loro compagni morti sulle Ande giocando quella sfida tra Old Christians Club e Old Grangonian Club che si sarebbe dovuta disputare quella maledetta giornata. Quaranta anni dopo, i rugbisti superstiti hanno voluto giocare quella partita che non è mai iniziata.

Una tragedia terribile quella dell’Uruguayan Air Force, nella quale persero la vita per uno schianto dell’aereo sulle montagne cilene ben 29 persone, mentre fortunatamente, 16 vennero tratte in salvo dopo ben due mesi di agonia e stenti sulle Ande, fino al salvataggio avvenuto alla vigilia di Natale dello stesso anno. Una vicenda terribile raccontata nel libro di Paul Read Piers, Tabù, e anche nel film Alive. I superstiti, furono anche costretti a cibarsi dei resti dei compagni di squadra morti per riuscire a sopravvivere. Lo schianto avvenne per una manovra sbagliata del pilota del velivolo, e, inizialmente, i sopravvissuti all’incidente furono 32, soli a 3600 metri nel gelo pungente e mortale delle Ande senza avere gli indumenti adatti per resistere a tali temperature. Dopo che il gruppo dei sopravvissuti continuava sempre più a diminuire, due rugbisti, Roberto Canessa e Nando Parrado, decisero di farzi forza e di partire per andare a cercare aiuto. I due eroi riuscirono a trovare aiuto  dopo dieci giorni di cammino estenuante in mezzo alla neve e al gelo convincendo una spedizione ad andare nel luogo dove si trovavano gli altri superstiti.

“Potevamo essere morti in un ghiacciaio e invece siamo qui a giocare a rugby con i nostri amici cileni”, ha detto Nando Parrado. Quaranta anni dopo i sopravvissuti si sono ritrovati a Santiago per giocare quella famosa sfida, alla presenza del presidente cileno Sebastian Pinera, che ha voluto incontrare i giocatori al palazzo presidenzia. All’incontro era presente anche lo sherpa che aiutò i superstiti e guidò la spedizione di recupero dei sedici uruguaiani sopravvissuti.

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